News dall’Africa

ottobre 2014

Carissimi amici e sostenitori,

anche quest’anno ci siamo recati in Africa per verificare i nostri progetti. L’arrivo in Kenya ci ha consentito di operare alcuni pazienti ustionati e come sempre con questo tipo di malati, specie i bambini, si tratta di casi davvero raccapriccianti. Contemporaneamente ci siamo resi conto che il progetto “Spirulina” ha avuto qualche difficoltà nella partenza e speriamo che nelle prossime settimane tutto si risolva. I capitoli riguardanti la “Prevenzione delle ustioni” e la “Sartoria” (confezionamento dei tutori elastici compressivi per il contenimento delle cicatrici da ustione) sono in fase di definizione. In compenso con grande soddisfazione sono stati concepiti due nuovi progetti: il primo riguarda la Chirurgia del ginocchio e l’Ortopedia in generale, grazie alla disponibilità di Roberto Nardacchione, il secondo, la Cardiologia, a Leopoldo Costa. Entrambi consentiranno anche la formazione sul posto.

Lasciato il Kenya siamo stati in Etiopia prima a Emdibir e dopo a Adwa, rispettivamente per controllare lo stato dei lavori e per sondare la fattibilità di un nuovo progetto.

Nel primo caso abbiamo dovuto prendere atto che anche in quei posti l’abbondanza delle piogge ha frenato lo sviluppo del progetto, a cominciare della Casa dei Disabili; confidiamo comunque sulle potenzialità dei nostri partner per vedere ultimati gli sforzi entro la fine dell’anno prossimo. Buone le prospettive sulla crescita sanitaria nella Clinica di Getche, che ci auguriamo trovi la sua definizione entro dodici mesi circa.

L’ultima tappa è stata Adwa dove siamo rimasti sorpresi sia dal paesaggio e dalla natura, sia dalla missione che abbiamo visitato. Questa è portata avanti grazie al laborioso impegno di alcune suore salesiane e fra queste spicca in maniera esemplare la determinazione e la capacità organizzativa di suor Laura Girotto. Siamo rimasti colpiti dall’efficienza e dall’inventiva di queste missionarie che grazie al loro entusiasmo riuscirebbero a trasformare in aiuto concreto alla popolazione locale anche l’aria. Oltre a brillare nel loro carisma, l’educazione, non esitano ad affrontare imprese che spaziano in altri campi come le coltivazioni agricole, laboratori di sartoria, maglieria ed altro.

Il tutto in una cornice naturale incantevole fatta di colori e luce accecante. Una natura a volte persino sfacciatamente coinvolgente a dispetto della povertà delle persone che la vivono. I bambini che popolano le strade sterrate dei villaggi fatiscenti sembrano scriccioli vaganti inspiegabilmente esistenti, ma prepotentemente ricchi di vitalità e gioia che si trasmette attraverso i loro sorrisi e le manine alzate per salutare il nostro passaggio a bordo del bianco fuoristrada.

Gli anziani sembrano impegnati, nella loro sofferenza e apparente rassegnazione, a portare a termine il ciclo della propria vita, mentre i giovani manifestano la loro fierezza come a voler dimostrare che ce la devono fare.

Infine le donne, protagoniste silenziose di una storia che non conosce tempi e geografie; docili e indistruttibili pilastri di una società che senza di loro non avrebbe un inizio e sicuramente una fine. Il loro elegante incedere, fiero di una dignità riconquistata, esalta queste figure evanescenti che si confondono nella grandiosità del paesaggio mentre spingono le bestie e sembrano quasi in contrasto con l’imponenza delle montagne che le sovrastano; percorrono le strade che si perdono nella loro maestà consapevoli che proprio in esse possono trovare la sopravvivenza dei loro animali e di conseguenza della loro esistenza.

Dopo aver visto l’ospedale in costruzione presso la missione, destinato ad aiutare la popolazione locale, abbiamo visitato due capannoni, costruiti dagli italiani per accogliere i muli impiegati nell’ultima infelice guerra. Attualmente, praticamente fatiscenti, sono affollati da uomini, donne, vecchi e bambini mescolati in una promiscua, spesso drammatica, convivenza, e accomunati dalla stessa povertà. Vivendo questa scoraggiante realtà insieme alla speranza trasmessa dall’imponente ospedale in costruzione ci siamo resi conto che non possiamo non fare qualcosa anche noi per loro; sicuramente poco rispetto a quello che sta facendo suor Laura con le sue consorelle, certamente tanto rispetto a quello che questa povera gente possiede.

E tutto questo grazie anche al vostro aiuto.

Un cordiale saluto

Angelo Chiarelli